TRADUTTORE

BENVENUTO

Chievo , Dicembre 2007
Ciao, benvenuto nel mio blog!
Mi chiamo Annamaria, ho 49 anni (purtroppo) di professione architetto, sono un tantino "fuori" di testa e stò lottando con tutte le mie forze contro uno stronzissimo cancro del sangue, che mi vorrebbe eliminare!
Non ti spaventare, il cancro non è contagioso, ed io voglio dimostrare che si può vivere a 360 gradi, anche con un cancro, o perlomeno provarci!
E senza lagnarsi e farsi compatire (se non quel tanto che basta per ottenere delle cose che altrimenti ci sarebbero negate...insomma, già che ci siamo perchè non approffittarne?)
E come disse Freddie "[...] ora voglio soltanto avere la maggior quantità possibile di gioia e serenità, e immagazzinare quanta più vita riesco, per tutto il poco tempo che mi resta da vivere."(Ultima intervista di Freddie Mercury, 1991).
Amen

Informazioni personali

La mia foto
Vivo a Chievo, (VR) e sono felicemente sposata da 17 anni con Giggino. Niente figli ma abbiamo tre gatti, che comunque non mi chiamano "mamma" (i figli son figli ed i gatti son gatti! Mica sono scema!). Ho anche UN MIELOMA sviluppatosi a causa della GAMMOPATIA MONOCLONALE! Lo scopo del mio blog, è quello di INFORMARE sulle cure e dimostrare che anche con un CANCRO si può vivere in maniera decorosa!! Cerco di vedere il lato "ironico" della situazione anche se, in effetti, a volte risulta un tantino difficile.... Meglio "riderci sopra" che frignare dalla mattina alla sera! Tanto, cosa cambierebbe? Che Giggino si trovebbe un'altra...ancor prima di restare vedovo! e non è proprio il caso.. anche se, a dire il vero, gli ho già proposto un paio di donzelle!
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità, e pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 7 marzo 2001 n. 62. Molte delle immagini presenti in questo blog sono reperite da internet, pertanto tutti i relativi diritti rimangono dei rispettivi autori.Qualora l’uso delle immagini riportate in questo blog avesse involontariamente violato le norme in materia di diritto d’autore, i soggetti legittimati potranno darne comunicazione all’autore che provvederà ad eliminarle immediatamente dal blog.Il contenuto di questo blog è proprietà intellettuale dell’autore e come tale è protetto dal diritto d'autore ai sensi della legge 22 aprile 1941 n. 633. L'usurpazione della paternità di testi e immagini è pertanto perseguibile a norma di legge. E' vietata la riproduzione, in qualunque forma, se non con il consenso scritto ed esplicito dell'autore.

ACQUARELLO

ACQUARELLO

domenica 18 maggio 2008

SE CI FOSSE IL SOLE

Se ci fosse il sole, mi farei baciare dai suoi raggi
se ci fosse il sole, mi riscalderei le membra
se ci fosse il sole, andrei a scorrazzare per i prati
se ci fosse il sole, mi toglierei le calze e la casacca di pile
se ci fosse il sole, i miei capelli terrebbero la piega
se ci fosse il sole, il futuro risplenderebbe dorato....
Invece continua a piovere...
Che palle!



ps: noto proverbio veronese: "tempo, cul e sior i fa quel che vol lori! trad.: tempo, intestino e ricconi, fanno quello che gli pare!"

IL MERCATO DELLO STADIO

Era per me, un appuntamento fisso. Tutti i sabato mattina, andavo con la mia amica Marghe, a fare un giretto al mercato dello stadio.
Lo scoprii tanti tanti anni fa, così per caso un giorno passando li vicino, una volta che ero in macchina con la mia mammina.
All'inizio ci andavo con lei, in seguito con la mia amica Marghe. Una delle poche dell'infanzia, che frequento ancora. Viene a trovarmi, da quando sono malata, minimo una sera alla settimana (di solito quando sono “vedova”, cioè quando Giggino va ad una delle sue solite “riunioni”, adesso le chiamano così).
E' l'unica amica dell'infanzia, alla quale è stato concesso (veramente è venuta senza chiedere il permesso e mi ero anche un tantino incazzata) di venire a trovarmi in ospedale (preferisco non mi si veda in certe condizioni, salvo i parenti stretti, escluso mio padre).
Ne abbiamo combinate tante insieme! I primi innamoramenti, la prima volta in discoteca, la prima sigaretta fumata nel suo bagno e dopo lunghe distese perché ci veniva il vomito, le vacanze sul lago….è stata la prima che mi ha depilato le sopracciglia… Mia mamma si era incazzata tanto perché le aveva tolte partendo dall’alto, e non dal basso….
Così diverse lei ed io, che sembriamo provenienti da due diversi pianeti. Tanto sono logorroica io, tanto è silenziosa lei. Tanto sono sboccata io, tanto è misurata lei. Tanto sono “fuori di testa” io, tanto è “tranquilla” lei... (almeno così pensavo fino a che non si è trovata un compagno, della serie “guarda come mi trasformo adesso, che ti credevi, ho ancora parecchie cartucce da sparare!!”).
Insomma, ci compensiamo, mi compatisce, mi sopporta, penso mi voglia bene. Ed anch’io, tanto.
Al mercato dello stadio, per ovvie ragioni, non sono più potuta andare per molto tempo. Ma adesso ho ricominciato. Non riesco, ovviamente a fare tutto il giro completo, perché c’è troppo da camminare, ma riesco comunque, ad arrivare alla mia bancarella preferita: li chiamo “i miei amici”. E’ da loro che ho riversato, in passato, il mio disturbo compulsivo da shopping. Tutta la rabbia che avevo dentro, la sfogavo comperando dei tailleur, delle camicette, pantaloni ecc. ecc. Loro, “i miei amici”, erano e sono molto simpatici. Padre, madre e figlio. Solo che è il figlio, che fa da genitore. Il padre e la madre, infatti, sono tipo “figli dei fiori”: Lei, sui 55 anni, con le treccine da rasta ed i tatuaggi, Lui con l’orecchino ed una faccia da schiaffi. Il figlio, sembra adottato, e guarda sempre i genitori con una sorta di aria da compatimento…sono quasi certa che li controlla, come dovrebbero invece fare loro con lui…
A completare la famigliola c’è il cane. Se lo portano spesso appresso, nei giri che fanno per le varie città, per cercare di vendere e di portare a casa la famosa “pagnotta”, a fine mese.
Hanno capi di abbigliamento molto fashion, scarseggiano un po’ le taglie, ma sei hai una “botta di culo” e sei reduce da un ricovero ospedaliero, ti stanno tutti benissimo…
Quando mi facevo di “Dezametasone” ed ero un “tantino alterata”, ho passato al setaccio tutto il mio guardaroba (diodellamadonna quante cose avevo accumulato!) ed ho distribuito in giro, un sacco o due di capi di abbigliamento misti (oltre a tutte, aimè, le mie belle scarpe col tacco). Perlopiù a mia cognata Nico, che ci entra comoda, ed alla mia ex-collega di lavoro, nonché amica, Monica.
Insomma, adesso che ho ripreso parzialmente a deambulare, con la Nico, sono già andata un paio di volte al mercato, soprattutto per vedere il banchetto dei “miei amici”.
E’ una delle poche bancarelle di italiani rimaste, sommerse da un mare di cinesi. Una volta, i cinesi, avevano dei capi di abbigliamento di taglie improponibili. Erano “tarate”, evidentemente, sui loro corpicini. Adesso si sono fatti furbi, e le taglie a disposizione, vanno dalla XS, alla XXXXXXXL.
“Tloppo pippolo” mi disse una volta un cinese! Certo gli risposi io, servirebbe più “Glande”! (senza voler fare una battuta a sfondo sessuale, che invece ci è venuta benissimo, anche se l’ho capita solo io!).
Insomma, ovunque ti giri, cinesi. Che sono anche simpatici ed adesso hanno anche dei capi di abbigliamento “discreti” a dei prezzi veramente ridicoli!
Due euri e mezzi per un pigiama composto da casacchina senza maniche e pantaloncini corti, in puro cotone. Dieci euri per una tuta tre pezzi da jogging (o da casa, per chi non pratica sport, come me) composta da pantaloni, canotta e blusa con cerniera e cappuccio. Sempre in cotone o viscosa, tutte fibre naturali insomma, per non parlare delle camicie in pura seta…..
Difficile resistere alla tentazione di non comperare dai cinesi! Perché ti poni codesta domanda “perché dovrei essere io quella cretina che compera un capo di abbigliamento, che metti caso viene sempre prodotto in Cina (vedi la mia borsa di Penny Black, li mortacci sui!) ma lo paghi il triplo, nella vana, inutile speranza di risollevare il PIL (prodotto interno lordo?) italiano?
Stì cinesi, che sono tanti, ma veramente tanti, non hanno diritto anche loro a mangiare meglio? Come possiamo fargliene una colpa, di persona personalmente, se a causa loro e solo perché mangiano meglio, l’economia mondiale sta andando a puttane? Mica dovrò pensare io, a risanare il debito pubblico (nello specifico sono già troppo impegnata a cercare di risanare l’osso sacro) ed a risolvere i problemi inerenti alla globalizzazione?
Insomma, dopo un veloce esame di coscienza con auto-assoluzione, sabato mattina, la Nico ed io, abbiamo comperato dei pantaloni colorati (gialli, rosa schokhing, verde bandiera, viola ecc.), dai cinesi. Oltre che a delle camicette, alla bancarella dei “miei amici”.
La soddisfazione compulsiva di “spendere” in capi di abbigliamento a basso costo, è rimasta inalterata, anche se adesso, mi rende davvero MOLTO TRISTE.
Mi sento VERAMENTE MOLTO INSULSA nello gioire per una cosa così cretina. Era meglio quando lo facevo a livello meno conscio! (Vabbè, piuttosto di gioire, che ne so, buttandomi reiteratamente su un piatto di maccheroni, che poi fanno più presto a saltarmi via che a girarmi attorno!).
E poi, mi tranquillizza una cosa, che ho appreso ascoltando la TV di notte, quando non riesco a dormire. Visto che, i programmi televisivi (parlo della TV non a pagamento) fanno mediamente pena, mi sono spesso trovata a seguire delle lezioni universitarie per corsi di laurea che neanche sapevo esistessero. E’ lì che ho appreso una cosa che mi ha risollevato il morale: io, sto aumentando il PIL nazionale!
Una persona che ha il cancro come me, infatti, fa “girare” l’economia!
Nel mio caso, in particolare: aumenta il lavoro per gli ospedali, per le case farmaceutiche, per i produttori di “padelle” e “clisteri”, per i produttori di pigiami, per i medici specialistici, per i produttori di ciabatte da casa e di telini cerati, per i produttori di parrucche, e per i produttori di poltrone elettrificate che ti sollevano, per i venditori di autoabbronzanti, per le compagnie telefoniche (900 euri di traffico telefonico, nell’agosto scorso, nò balle!)…ecc. ecc.
In futuro (spero ovviamente il più tardi possibile) con il "culo" che mi ritrovo, andrò ad incrementare il lavoro per ospizi tipo Villamonga (pertanto infermieri e assistenti, cuochi, manutentori di apparecchiature di sollevamento pesi semi-morti, ecc. ecc.), pompe funebri, inceneritori, marmisti (per la lapide) e smaltimento rifiuti solidi urbani (le cose che ho accumulato a causa del sopraccitato disturbo compulsivo da shopping).
Ovviamente, sono in buona compagnia.
Insomma, anche noi sfigati, abbiamo le nostre piccole soddisfazioni. Vuoi mettere?...
Olè

venerdì 16 maggio 2008

OGNI SANTISSIMO VENERDI'

Ogni santissimo venerdì, come minimo da oltre quarant’anni a sta parte, di pomeriggio, intorno alle 16:00, 17:00 eccolo che arriva e grida:
“PISSEEELAEEELEEBISTECHEELASIA’LEESOGLIOLEETINCHEIPOLIPILAFRITURAISGOMBRIICEFALIICANESTRELLIICALAMARETTILESARDELEARRINGHELETINCHELAEEEE’’’!!! e poi, nuovamente: “PISSEEELAEEELEEBISTECHEELASIA’LEESOGLIOLEETINCHEIPOLIPILAFRITURAISGOMBRIICEFALIICANESTRELLIICALAMARETTILESARDELEARRINGHELETINCHELAEEEE’’’!!!!!”.
Una certezza della vita, una delle poche.
Il camioncino con quello che vende il pesce.
Me lo ricordo: stessa tiritera registrata, molti, molti, anni fa. E adesso, che è venerdì, è passato di nuovo.
La prima volta che ho visto il venditore, viaggiava su una specie di "Ape".
Ricordo che ci rimasi molto male. Mi aspettavo una specie di tir, visto il casino che faceva con l’altoparlante. E invece....
La mamma mi comperava sempre le bistecche di “Asià”, che non so neanche di preciso cosa sia. Ma erano buone.
Ora il venditore viaggia a bordo di un camion-frigo, ma ha mantenuto nel tempo invariata, la stessa filastrocca che lo annuncia.
Ricordo, che qualche burlone della zona, era notte fonda, transitando in automobile per la via dove abitavo e ancora abito, gridò col megafono “PISSELAEEEEE…”, e la voce si disperse nella notte, mentre si allontanava di corsa.
Forse altri vicini se lo ricordano.
Però è stato simpatico.
Alle volte basta poco, “par goderse”, come si dice, dalle mie parti.

A PROPOSITO DI SANTI E MIRACOLI VARI

Non sono mai stata granché religiosa. Praticante si, mio malgrado. Mia mamma, soleva costringermi col ricatto psicologico (se no te vè in cesa, moro. Trad.: se non vai in chiesa muoio), ad andare in chiesa, tutte le santissime domeniche, e devo dire che, per me, è sempre stato un incubo. Ma veramente, perché dalle elementari mi sono sempre fatta un tot di seghe mentali, da quella famosa (ovviamente, famosa per me) volta che persi i sensi e svenni, mentre alla cattedra, davanti alla maestra Torradi, stavo leggendo ad alta voce “La capanna dello zio Tom”.
Lo so, adesso vi starete domandando se la metastasi sia arrivata al cervello. Calma ragazzi, a tutto c’è una spiegazione, altrimenti che seghe mentali sarebbero, quelle sopraccitate?
E’ che da quella volta, ho sempre avuto ed ancora adesso ho, il terrore di svenire; in particolare, di svenire quando sono costretta a stare ferma, in piedi, in luoghi affollati, come lo è solitamente appunto, la chiesa o durante un’interrogazione (come in effetti mi è successo, in quinta elementare, sempre con la maestra Torradi, che Dio l’abbia in gloria, ma che cerchi di tenermela lontana, please).
Ogni volta mi mettevo in fondo alla chiesa, vicina alla porta pronta alla fuga. E mi facevo di quelle pippe pensando che avrei interrotto la cerimonia religiosa, che tutti si sarebbero girati, che avrei fatto una pessima figura, magari perdendo anche il controllo degli sfinteri……
E avrebbero dato l’annuncio in prima serata alla televisione “lo svenimento della Annamaria, durante la solenne celebrazione della santa eucaristia, da parte dell’arcivescovo del vescovado….”, e via dicendo…
Detta così, appare una cosa veramente cretina: pensate invece che ancora oggi, a 48 anni, non mi è del tutto passata. Più tardi appresi la verità: trattasi di normalissimi (per modo di dire, ovviamente) attacchi di PANICO (o di manico, come ha giustamente detto “sconsolata” a Zelig). Evidentemente, essere costretta a fare qualcosa contro la mia volontà (come andare in chiesa) più tutta un’altra serie di solite cose tipo, invidia del pene, odio-amore nei confronti dei genitori, mancanza di orgasmi multipli, carenza affettiva, dieta, mammelle troppo sviluppate eccetera eccetera, mi aveva fatto provare la gioia della “paura di avere paura di svenire”.
Che palle!!!!! Che poi, il bello è, che non sono mai più svenuta (se non per cause fisiologiche post-operatorie). Però, trenta esami all’università ed il mio unico pensiero fisso era: “e se svengo durante l’esame, sai che figura che ci faccio?”. E quando mi sono sposata (in chiesa), tutta la cerimonia con la paura di svenire. Persino al funerale del papà della Nico, quasi due mesi fa, la mia sola preoccupazione era quella “e se svengo e gli rovino la cerimonia?.
Insomma, io con la Chiesa ho sempre avuto un rapporto travagliato. Inoltre, non sopporto l’odore dell’incenso ed in sostanza, le cerimonie mi sembrano un tantino ripetitive. Adesso ho la scusa buona per non andarci più: non capisco più niente, o quasi, di quello che il prete dice, a causa della mia ipoacusia neurosensoriale bilaterale medio-grave in discesa sulle frequenze alte. Meno male, perché non ne potevo proprio più! E poi mia mamma non c’è più a ricattarmi, anche se ci ha provato, in un altro modo, mio padre…ma senza successo.
E dopo, mio malgrado, proprio non ho proprio la “FEDE”. Questo mi spiace un sacco, perché credo sia bello credere alla vita dopo la morte, ai miracoli, al paradiso, ai santi ed alle madonne. Se la vendessero, in qualche ipermercato, la FEDE, la comprerei subito.
Io avrei bisogno di un bel miracolo, o no? Una guarigione miracolosa, tipo quelle di Padre Pio.
Comunque, in uno dei tanti ricoveri della mia mammina in Geriatria, conobbi una specie di santona od una specie di deficiente, giudicate voi, che predicava od era affiliata ad una pseudo-associazione che sfruttava il nome di Padre Pio.
Ricordo che a fianco del letto di mia madre, era stata ricoverata una nonnina di oltre novant’anni, che aveva avuto un ictus. La figlia, sui sessant’anni la assisteva e dal momento che era molto devota, aveva richiesto l’intervento di questa specie di santona, che sfruttava, evidentemente, la notorietà del Santo (anche se allora non lo era ancora) per un personale tornaconto.
Questa santona-deficiente, venne un pomeriggio e il suo arrivo, fu accompagnato da un’intenso “profumo di rose” (come fece in seguito notare un’altra povera paziente, evidentemente molto suggestionabile, pace all’anima sua, che non si era accorta che stavo spalmando la crema profumata sulle gambe della mia mammina).
La santona-deficiente, avrà avuto una settantina di anni, e appresi in seguito, si era “sacrificata”, ed aveva fatto voto di castità (così mi disse la figlia della novantenne, ed a dire il vero a me non parve sto gran sacrificio da parte sua, vista l’età e vista la faccia e tutto il resto….).
Comunque, la santona-deficiente, si chinò al capezzale della novantenne, e dopo averla guardata, si girò verso di me (che non centravo nulla) e mi disse: “La ghe nà par poco” (trad.:ne ha per poco!). E si girò ed usci.
Io allora ci sentivo ancora benissimo, ma non mi pareva vero avesse detto una cosa così mostruosa!!! Ma invece lo aveva proprio detto!
La santona-deficiente, era venuta per gufare, altro che balle!!!
Però, che soddisfazione, la mattina dopo!
Alla sua facciazza, la nonnina novantenne, nonostante l’ictus, si era ripresa benissimo, tanto che quando arrivai era sulla sdraio, che faceva colazione!
E spero sia rimasta minimo minimo altri dieci anni a scassare le palle al quella idiota di sua figlia ed alla cretina della sua amica santona-deficiente, che se ne andava in giro a sputtanare, abusivamente, i santi.

Ps: se qualcuno per caso sa, come si può fare per recuperare la FEDE (non quella nuziale, perché ce l’ho al dito), può contattarmi al mio indirizzo di posta elettronica. I Testimoni di Geova, tuttavia, non sono graditi. Grazie

ORAMAI I SONNIFERI MI FANNO UN BAFFO

Stasera le ho provate tutte: bagno rilassante con molta schiuma, (al borotalco), letture frivole (lo sapevate che Carlo e Camilla le stanno provando tutte per ritrovare l’armonia di coppia e che Carla Bruni ha un pancino sospetto?), parole crociate, sedano con l’aceto balsamico, alprazolam 30 gocce, talidomide una compressa, come al solito, ma….niente, qua no sé dorme!
E allora mi è venuto in mente di scrivere di quella volta che lavoravamo ancora nel palazzo di vetro. Quarto piano. Nell’ufficio di Max. Non so se vi ho mai parlato di Max. Lui era compagno di scuola di Giggino ed ha sposato Susi tantissimi anni fa. Si racconta che l’abbia sedotta a 14 anni. Roba che adesso lo metterebbero diritto filato in galera. In ogni caso, il matrimonio funziona ancora benissimo ed hanno avuto un figlio. Sono ancora l’uno gelosa dell’altra che fanno persino quasi rabbia. Se Max ha il muso, di solito è perché la moglie è o dove uscire a cena, solitamente con i colleghi. Susi soffre di una specie di gelosia anche retroattiva, persino per la prima “morosetta” del marito, della quale, ovviamente si sono perse oramai le tracce da diversi decenni…figuriamoci per le gnocche che girano adesso…specialmente quelle con il culo a mandolino….
Comunque sono belli insieme, quasi un po’ “demodé”.
Max, io l’ho soprannominato “boccaleso”. Lo so, non esiste tale parola nel dizionario ma era per rendere l’idea di una persona che parla molto poco (io, ad esempio, sono un tantino audiolesa, perché ci sento un po’ meno).
E poi, perlamadonna, se la Maria De Filippi, ha introdotto nel vocabolario una parola come “tronista”, (riferendosi a dei fustacchioni che sono seduti un trono per farsi corteggiare da variopinte gnocche, che a me mi girano le eliche al solo pensiero che possano esistere programmi sì tanto demenziali e così tanta gente che li guardano) potrò io, così, tra amici, avere coniato una parola come “boccaleso” per dare l’idea di una persona restia a parlare, si o no?
Insomma, Max è sempre stato “boccaleso” e, in effetti, essere un tantino riservati, va anche bene. Lo dice una che di riservato non riesce a tenere nulla o quasi.
Erano le 17 o le 18 di un giorno x in una giornata y ed io mi trovavo in ufficio da sola, al quarto piano nel palazzo di vetro. Ad un tratto suonò il campanello ed io mi recai ad aprire la porta. Mi si presentò davanti un signore, distinto a dire il vero, mai visto e pertanto sconosciuto che mi disse: “ACCADI’”.


Io rimasi veramente interdetta al punto tale che, lì per lì, stavo per rispondere a tono con un “PUTTANAEVA” o “IOPORCHIGNO”.
Ora spiego per i non-Veronesi: “ACCADI’” che si scrive H dì, dalle nostre parti, è una parolaccia, una specie di mini-bestemmia. Dove H sta per vacca e dì, per colui che ci ha generato. Solitamente la dicono i vecchiotti o proprio i ragazzotti sboccati ed un tantino grezzotti.
Mettetevi nei miei panni, suonano alla porta, apro e uno mai visto mi dice una simile parolaccia, cosa pensate abbia fatto?
Evidentemente una faccia da scema sbalordita, tanto che il Signore sconosciuto aggiunse subito dopo: “Vedo dalla sua faccia, che lei non è stata informata….”.
Max, il “boccaleso”, non mi aveva informata di avere affittato ad una società che di nome faceva, appunto, ACCADI’ (o qualcosa del genere) una parte dell’ufficio.
Dettaglio trascurabile. Ancora adesso vuole avere ragione. Dice che il signore ACCADI’, si è presentato un giorno prima del previsto…
Insomma, Susi però mi da ragione in pieno.
Vabbè essere riservati, ma a tutto c’è un limite.
E’ che oramai Max resta e resterà boccaleso, ed io resto e resterò logorroica ed audiolesa.
Amen

VOCABOLARIO VERONESE GARSANTI (per gentil concessione di chinonsochisiachel'abbiascritto a riprova che i "veronesi iè tutti mati!")

Traduzione dialetto veronese –> italiano:

* Càgon. Caccone, colui che espleta funzioni escretorie
frequentemente; persona vanitosa, boriosa Stò bùtin l'è 'n càgon! (Questo
bambino continua a defecare!). Basta far el càgon e sbàssa le rècie! (Basta
pavoneggiarti e stai più con i piedi per terra!)

* Càssar. Inserire con forza, con violenza (cazzare): Ma va a fartelo
càssar (ma vai a fartelo inserire violentemente; figurato dispregiativo) –
Variante: va a fartelo stra–càssar (ancora più violentemente). Ah...i me
l'ha càsà ne l'organo (ah...mi hanno gabbato)

* Casso. Termine volgare con il quale si identifica l'organo maschile;
altresì usato come intercalare durante discussioni o dialoghi informali. :
Casso, dal bòn? (Accidenti, davvero?). Col casso che pago! (Non ho alcuna
intenzione di sborsare quella cifra!) No te capissi un casso (non capisci
niente). Te me stè proprio sul casso (mi sei proprio antipatico!)

* Chetacagà. Trad. lett. Colei che ti ha generato. Espressione tipica
utilizzata come intercalare durante diverbi, dialoghi informali,
discussioni: Chetacagà! (Accidenti!) – Ma va in cul, chetacagà! (Ma dai,
lascia perdere!) – Vien qua...chetagagà! (Vieni qua...non farti pregare!) –
Variante: Chetastracagà! (Accidenti, maledizione!!)

* Còa. Coda: prolungamento della spina dorsale che pende di massima
dal corpo dei quadrupedi, nel lato opposto al capo, dove finisce la schiena;
in senso figurato anche l'attibuto maschile: G'ho pestà la còa al can (ho
pestato la cosa al cane) – I m'ha dìto che el Cioci el g'ha 'na còa
impressionante! (mi hanno detto che il Ciocci ha un pene molto lungo!)

* Cojon (plur. cojoni). Volg. testicolo/i; di persona tonta, ingenua,
: Sèntandome me son s–chisà un cojon (Sedendomi mi sono schiacciato un
testicolo) – Te sì un cojon! (Se uno sciocco!) – Che faccia da cojon! (Che
espressione da ebete!) – Ho ciapà 'na sbàlonada nei cojoni (Ho preso una
pallonata nei testicoli) – Ghe n'ho i cojoni pieni (Sono proprio stufo) – Te
m'è rotto i cojoni (Mi hai stufato) – Durante un'accesa discussione: "Sti dò
cojoni...!" (Ma ti puoi immaginare...!) – spacacojoni (Rompiscatole)

* Hdì (pron. accadì). Esclamazione (da Vaccadì): Hdì i m'ha inculà el
Ciao (Perbacco mi hanno rubato il motorino) – Hdì che gnòcca (Accidenti che
graziosa fanciulla) – (piantando un chiodo con il martello) Hdì che s–chisòn
al dèo (Santo cielo che pressione violenta al dito) – Hdì ho perso el quàia
(Noooo, ho perso il portafoglio)

* Imbugà. Appesantito, congestionato, con sintomi di indigestione:
Cassò, ho magnà come un mas-cio e me son imbugà! (Accidiavolo ho mangiato in
modo scriteriato e penso di essere in preda ai sintomi tipici di una
indigestione) – Vaccadì,te còri come se te fossi imbugà: animo vecio!
Perbacco, corri come se avessi appena finito di mangiare il pranzo di
Natale: orsù muoviti!

* Ovi. Uova; volg. testicoli: La gàlina ancò l'ha cagà fòra trì ovi
(La gallina ha oggi ha fatto tre uova) – Te mìè rotti i ovi (Mi hai stufato)
– Me casca i ovi (Sono demoralizzato) – Tòcate i ovi (Lascia stare le mie
cose)

* Ròjon. Donna senza classe, con atteggiamenti equivoci, tipici da
prostituta.: Vàrda la Gina: l'è proprio un ròjon! (Guarda la Gina: ha
l'atteggiamento tipico delle prostitute!) – Che bèl ròjon! (Che ragazza
appariscente, poco elegante, ben dotata, un pò volgare e sgraziata ma ideale
per unabottaevia!)

* Rùmar. Cercare con foga tra vari oggetti, selezionare : Pròa a rùmar
ne le sgàuie (Prova a cercare nelle immondizie) – E rùmar da 'n altra parte?
(E cercare altrove?) – Ma rùmate i ovi (Ma cerca tra le tue cose) – Prov. Ci
rùma càta ossi (Chi cerca trova) – Rùmarùma (bancarelle che vendono tutto a
poco prezzo)

* Rùto. digerire emettendo forte rumore, di persona/cosa non bella: Ho
tirà 'n rùto che ho rebaltà mi zìo (Ho digerito talmente forte che il
fratello di mio papà è caduto dalla sedia, in senso figurato) – La tò morosa
l'è proprio un rùto (La tua morosa non è assolutamente paragonabile ad una
modella!)

giovedì 15 maggio 2008

TANTO PER CHIARIRE, UNA VOLTA PER TUTTE

Allora, tanto per chiarire, non ho nessuna intenzione di morire!!!
La cura sperimentale (dio, come mi sconfinfera essere una specie di cavia-pioniera!) sta andando alla grande!!!!!!!
Anche se il danno fatto dal cancro sull'osso sacro, non è del tutto riparabile (si stà facendo una specie di callo) il MIELOMA di merda, fatica ad impossessarsi del mio essere. Grazie al TALIDOMIDE (quel famoso farmaco che tanti danni fece a suo tempo ma che è stato ripescato, vedi alle volte....) e grazie allo ZOMETA che cura le "metastasi ossee" (lo so, c'è persino un club di vittime dello Zometa. Può far venire la necrosi alla mandibola. Basta essere informati e stare attenti ad eventuali sintomi. Sono andati anche a MI MANDA RAI TRE. Ma sapete dove sarebbe molta gente senza lo Zometa? Stiamo parlando di metastasi ossee, non di foruncolosi!)
Pertanto volevo dire ai malati di PLASMOCITOMA/MIELOMA come me: "ogni caso è diverso dall'altro, ma cercate di avere molta fiducia nella medicina che fa ogni giorno grandi progressi. A Natale la facevo ancora nella padella e non riuscivo a stare in piedi. Vedevo davanti a me solo una schifosa fine vicina. Ora la padella, (un'altra ovviamente) in casa nostra viene usata solo per scopi culinari, vado a fare dei giri con la mia supermacchinetta, al mercato ed in ufficio, esco a mangiare la pizza con gli amici e spero di andare presto a fare un giro a Barcellona!
Non sono "guarita" (non guarirò mai) ma mi stanno curando molto bene, riesco a camminare ed a prima vista sembro persino meglio di prima. E' vero che prendo sempre degli antidolorifici ed è vero che non potrò più fare alcuni movimenti e le faccende domestiche(questa è una fortuna) o lavorare seduta otto ore alla scrivania o fare le scalate del monte bianco, andare in bicicletta o a cavallo, però a pensarci bene, a cavallo, non ci andavo neanche prima. Sono felice perchè curando il mieloma stanno MOLTO meglio anche le mie orecchie (non mi scoppia più la testa da mesi e ci sento, ne sono sicura, molto meglio!), probabilmente perchè tutti i "disturbi" erano riconducibili ad un'unica malattia.
Questo è un messaggio di speranza!!! La radioterapia, il Desametazone a forti dosaggi (mi era venuta la faccia di luna, ho avuto la "paranoia da steroidi" ecc.eccc.) col tempo, hanno fatto miracoli!
Forza e coraggio, malati di cancro di tutto il mondo, smettiamola di frignare, tiriamo tutti fuori le palle, e cerchiamo di mettergliala in quel posto! Siamo "tutti di passaggio", ma cerchiamo di restare qui, ancora per un bel pò a scassare le balle!!!
E affidiamoci a dei medici intelligenti. Ce ne sono tanti in giro, in Italia, non occorre andare all'estero!!!
Li riconosci dal colore: sono sempre bianchi o verdi, non prendono mai il sole perchè sono troppo "presi" a cercare di salvare la vita alle persone!
Amen

ps: INFORMAZIONI TALIDOMIDE

DA CORRIERE.IT-SPORTELLO CANCRO DEL 23 MARZO 2004
Blocca i vasi sanguigni necessari alle cellule cancerose per
crescere. Talidomide: da farmaco "mostro" ad antitumorale
Negli anni '60 provoco' gravi malformazioni in 10.000 bambini.
Ma adesso rivela buoni effetti contro il mieloma multiplo.
MILANO - Era nato come farmaco antinausea, e come blando sonnifero
alla fine degli anni '50, ma aveva poi provocato un autentico
disastro, "inducendo" la nascita di almeno diecimila bambini
focomelici - con le braccia e le gambe malformate - in tutto il
mondo (perche' veniva prescritto, molto spesso, alle donne
incinte). Da allora la Talidomide e' stata ritirata
precipitosamente dal mercato, ma ha poi continuato ad avere una
seconda, e adesso una terza vita: prima come medicinale in grado
di combattere con efficacia la lebbra, e adesso come possibile
farmaco antitumorale. Ma nel corso degli anni la Talidomide e'
stata usata con successo anche su altri versanti, per curare le
patologie autoimmuni come il "lupus" e l'artrite reumatoide,
oppure per alleviare i sintomi legati all'infiammazione nei malati
colpiti dalla tubercolosi, o per contrastare la cachessia
(sindrome di devastazione) nei pazienti colpiti dall' AIDS; o
infine nelle terapie per i pazienti trapiantati. Fino al 1991
tuttavia non si aveva alcuna idea sul perche' funzionasse. Fu un
ricercatore americano della Rockfeller University a scoprire in
quegli anni che la Talidomide "regolava" una molecola molto
importante sia nell' infiammazione che nel cancro, chiamata TNFa
(Tumor necrosis Factor alfa). Nel 1994 Judah Folkman, il padre
degli studi sull' angiogenesi (la "creazione" di nuovi vasi
sanguigni da parte delle cellule cancerose), scopri' le proprieta'
antitumorali della Talidomide, che si esprimevano proprio nella
capacita' di bloccare i piccoli vasi necessari alla massa
neoplastica per crescere. Questi studi hanno permesso di capire
meglio anche i "meccanismi" che portarono alla nascita dei bambini
malformati: il farmaco, probabilmente, bloccava lo sviluppo dei
vasi sanguigni negli abbozzi degli arti, con conseguente mancato
sviluppo di braccia e gambe. Da qui a cercare di utilizzare la
Talidomide nella terapia dei tumori, il passo e' stato breve,
anche se per la cattiva fama del farmaco si e' usata molta
cautela. E questa circostanza ha allungato, di molto, anche i
tempi della ricerca.
I NUOVI "BERSAGLI" - Oggi la Talidomide viene studiata per curare
molti tipi di tumore, tra cui il glioblastoma (tumore del
cervello); i sarcomi, il carcinoma del seno, il cancro della
prostata, il melanoma cutaneo e soprattutto il mieloma multiplo.
E' del 1999 la prima segnalazione sugli effetti della Talidomide
nella cura dei tumori. In particolare venne accertato che la
Talidomide poteva indurre una serie di "risposte" obiettive nel
30% di pazienti con mieloma multiplo allo stadio piu' grave,
refrattari alla chemioterapia standard. Da allora, una mezza
dozzina di piccoli studi clinici condotti agli inizi del nuovo
millennio hanno dimostrato che la Talidomide era in grado di
migliorare anche molte delle manifestazioni piu' gravi della
malattia, tra cui il calo delle piastrine e dei globuli rossi,
riducendo la dimensioni della milza (che e' un organo bersaglio
della malattia). Questi miglioramenti, pero', si ottenevano al
prezzo di effetti collaterali (sonnolenza - il farmaco, non
dimentichiamolo, e' un sonnifero - vertigini, neuropatie
periferiche, eruzioni della cute, e altri). E i pazienti erano
indotti ad abbandonare il farmaco dopo soli tre cicli di
trattamento. Agli inizi di quest' anno e' stato pubblicato lo
studio di un gruppo multicentrico italiano, che ha utilizzato la
Talidomide a basse dosi, ottenendo risultati simili a quelli
registrati con dose piu' alte, ma con effetti collaterali ridotti
(il 50% dei pazienti ha "ricevuto" almeno 6 cicli di trattamento).
LE RICERCHE IN CORSO - Al momento sono in corso molti studi per
definire meglio l' uso della Talidomide nel mieloma multiplo, sia
per quanto riguarda il dosaggio, sia per quello che concerne le
combinazioni con altri farmaci utili in questa malattia (inclusi
corticosteroidi e chemioterapici). Inoltre, varie industrie
farmaceutiche stanno attivamente lavorando alla messa a punto di
molecole analoghe, ma prive degli effetti collaterali della
Talidomide. Se il modo migliore di utilizzare la Talidomide non e'
ancora definito, e' certo pero' che questo farmaco dal passato
cosi' terribile puo' fornire una serie di speranze almeno nel
trattamento del mieloma multiplo. E' la dimostrazione - l'ennesima
- che in assoluto non esistono molecole buone o cattive, ma
piuttosto un modo corretto o scorretto di fare ricerca.
Silvia Marsoni - Direttore del Southern Europe New Drug
Organization (Sendo) - marsonis@sendo-org.it
Cristiana Sessa - Vice-Primario dell' Istituto di Oncologia della
Svizzera Italiana (Iosi) - cristiana.sessa@eoc.ch

COSI' SCRIVEVO, UN CANCRO E MEZZO FA

Care zoccole (è inutile, tanto lo siamo tutte chi più chi meno, ma in senso spirituale), oggi, alla soglia della menopausa ed alla vigilia dei 47 anni suonati, come già anticipato, il mio corpo ha dato un ultimo, ulteriore segno di ribellione, nei confronti delle avversità quotidiane che, mio malgrado, a iosa mi si parano davanti.
Mi accingevo, nella tarda serata, dopo una faticosa ed afosa, lunga giornata di merda, ad ingurgitare lo sfizioso piattino di “riso alla greca” (con modifiche alla Luigina) quando, per cause sovrannaturali, del tutto inaspettate e pertanto insidiose, insieme al riso inghiottivo anche il mio dente premolare sinistro (rispetto allo specchio).
Nonostante l’immediato intervento da parte mia per cercare di recuperarlo (con rischio di soffocamento e grande spavento da parte di Cicciolinus che mi ha visto sputare il tutto ed è scappato nella stanza accanto con la coda alzata ed i cabasisi al vento), lo stronzo (mai parola fu più indicata) si dileguava negli abissi intestinali, facendo perdere completamente ogni traccia.
Dopo lo sbigottimento iniziale e l’incazzatura viscerale nei confronti di Luigi, reo solo, in fondo, di avere preparato il “riso alla greca”, è arrivata la consapevolezza dell’evento catastrofico e delle conseguenze micidiali implicite in esso.
1. Innanzitutto di carattere psicologico: “cazzo, ma mi stò completamente disfacendo, il mio corpo è allo catafascio, portatemi al macello e fatemi abbattere, ecc. ecc.”;
2. poi di carattere prettamente fisico: “diodellamadonna, riuscirò a digerirlo? Porcavacca adesso mi tocca andare per forza dal dentista che, per togliermi il resto del dente, mi farà un male boia, ecc. ecc.;”
3. poi di carattere economico: “chissà quanti euri mi costerà questo “riso alla greca” del cavolo!”;
4. poi di carattere sentimentale: “in fondo era una parte di me!”;
5. poi di carattere coniugale: “ma Luigi penserà veramente che sono da buttare nel cesso!”;
6. poi di carattere lavorativo e ricreativo : “ma come farò a parlare senza che si veda che mi manca il dente? Vuoi vedere che mi tocca di stare zitta?”;
Lo so cosa state pensando e, ad essere sincera per un nanomillesimo di secondo l’ho pensato anch’io! “E se bevo una super tazza di tisana della felicità e poi, con il colino, faccio un tentativo di recupero?
E dopo lo metto in lavastoviglie?
No, mi spiace, ma è troppo! Anche per me. (Se fosse stato un trilogy, ci si poteva anche fare un pensierino).
Scartata l’idea malsana, mi è rimasto nel cuore un solo atroce dubbio: “Ma Luigi, mi vorrà ancora?”.
E Luigi, quando è tornato dalla solita “riunione” con la Carla Padovani, alle ore 24 circa, amorevolmente mi ha detto:
“Si, ti voglio ancora …..basta che non ti metti anche l’occhio di vetro!”
Care ragazze, così è la vita!
Perdo il dente, mi prendono per il culo ed infine, Santa Polonia non mi ha potuto portare un regalino da mettere sotto il guanciale come facevo da piccola, perché non ha trovato nessun dentino.
Passo e chiudo

ps: così scrivevo alla mia amica Citro, prima di diventare cancerogena.
I denti adesso sono a posto.
Purtroppo, sono proprio "a posto" anch'io, ma in un altro senso!
Giggino dice che mi vuole ancora. Ma io lo so. A livello più o meno inconcio, è lì che aspetta di restare vedovo per sposare una slo-vacca di nome e di fatto.
Intendiamoci, a me non spiacerebbe affetto se Giggino (una volta rimasto vedovo) si trovasse una nuova compagna e magari con questa facesse quel bambino biondo con gli occhi azzurri (come lui) che non gli è riuscito con me.
"però Giggino, fammi un favore, non fare come quegli italiani panzoni di cinquant'anni un pò stempiati che sposano la badante ventenne del padre, cerca che abbia almeno trent'anni e non sia troppo "appariscente", altrimenti quando vai a fare la spesa alla rinascente, tutti si girano a riderti dietro, e si figurano che tu abbia le corna anche se magari non è vero. Io ti ho già fatto un paio di proposte e non ti vanno bene. OK sceglila di tuo gusto, ma cerca di mantenere una certa dignità. E poi, per favore, cambia almeno l'arredo della camera da letto!"
Baci Anna
ps2:giustamente, Giggino, mi ha fatto notare stanotte che lui non è stempiato: ok, diciamo allora che ha la fronte alta!
Per quanto concerne il "panzone", và comunque sottolineato che "sotto una grossa cupola, c'è sempre una grossa trave!", così come si evince dalla Scienza delle Costruzioni.

martedì 13 maggio 2008

LA RISONANZA MAGNETICA, CHE PASSIONE!

E' ora di finirla con sta menata che fare la risonanza magnetica sia difficile e pauroso e pericoloso e bla bla bla!
Vorrei spezzare una lancia (chissà perché si dice così e non ad esempio spezzare una alabarda?) a favore di questo esame diagnostico salvavita, attorno al quale ruotano tante variegate favole metropolitane.
Partendo in ogni caso dal presupposto che, non esistendo alternative, comunque quando ti tocca, te la devi cuccare, cercherò (per quelli che non lo hanno mai fatto, buon per loro e spero siano tanti), di spiegare in cosa consista questo esame che ho per l’ennesima volta eseguito stamani (con la solita oretta di ritardo causata dalle solite persone che si sono lasciate suggestionare dall’idea claustofobica che suscita la visione dell’apparecchio in sé medesimo).
Fare la risonanza magnetica con liquido di contrasto (gandolino), è assolutamente indolore (a meno che non abbiate delle difficoltà a rimanere lunghi distesi su un lettino a cazzeggiare per mezzoretta).
Ovviamente, avrei preferito andare a farmi una “vasca” in via Mazzini (vale a dire girare avanti e indietro per la via dei negozi più gettonata di Verona), comunque, anche il terzo piano del policlinico non è male.
Se siete fortunati, tanto per cominciare, potete incontrare dei Tecnici diagnostici o Medici più o meno attempati, di sesso opposto simpatici e metti caso pure bellocci (così, dato che ci siete, vi rifate pure gli occhi).
Nell’attesa, inoltre, potete sempre fare incontri interessanti con gente magari pure più sfigata di voi ed altrettanto vogliosa di rendervi partecipi dei cazzi loro, di modo che vi sentirete persino sollevati quando, finalmente, arriverà il vostro turno.
Il questionario al quale sarete in seguito sottoposti varia da un laboratorio diagnostico all’altro, anche se, in sostanza, le domande alle quali sarete sottoposi sono di questo tipo:
• Lei è schizofrenico?;
• Soffre di attacchi epilettici?
• Si droga?
• Soffre di claustrofobia?
• Ha delle parti nel suo corpo in ferro?
Una volta risposto NO alle domande sopra citate (trattenetevi dal dire: ma perchè non si fà una pentola a pressione di cazzi suoi?) e firmato la liberatoria per il liquido di contrasto (ero quasi tentata di dire, solo per la curiosità di vedere cosa avrebbero fatto i medici, che ero una drogata schizofrenica epilettica claustofobica e mezzo bionica, ma siccome sono consapevole del fatto che devo fare la R.M. per vedere se il mio cancro si è fermato, ho deciso passare oltre, almeno par stavolta), vi faranno accomodare in uno spogliatoio all’uopo allestito e vi faranno spogliare ed indossare un camice bianco, sopra la vostra biancheria. Vi dovrete togliere anelli, orologio, orecchini, occhiali e, nel caso la RM la dobbiate fare all’encefalo od ai pacchetti oto-vestibolari, anche trucco e gel nei capelli.
Poi vi faranno accomodare su una specie di lettino ed appoggiare la testa su di un cuscino. Io ho chiesto espressamente i tappi alle orecchie perché l’esame è molto rumoroso ed, in effetti, può dare fastidio alle orecchie (specialmente se non funzionano perfettamente come le mie).
Quando dico “molto rumoroso” intendo dire che sentirete dei rumori del tipo martello demolitore, centrifuga della lavatrice o treno che passa, ma una volta passata l’iniziale sorpresa, potreste trovarli anche rilassanti. Sono una sequenza, diversi tra di loro, intervallati da delle pause.
Dopo che vi sarete sdraiati sul lettino, vi chiederanno di rimanere calmi ed immobili per circa una mezz’oretta. In alcuni centri (non stamattina) vi daranno anche un pulsante in mano da schiacciare per avvertirli, nel caso abbiate dei problemi e vogliate essere tirati fuori dal buco.
Il lettino quindi, comincerà a slittare all’indietro fino alla posizione che la zona da esaminare richiederà.
Per la RM all’osso sacro, ero infilata nel tubo fino alle ginocchia e pertanto il resto delle gambe era fuori. Altre volte mi hanno consigliato di tenere gli occhi chiusi, stamani non mi hanno detto nulla in tal senso. In ogni caso, io avevo già, come dire, “spiato”, l’interno di un altro cilindro per curiosità.
Non tutti gli apparecchi sono uguali; quello nel quale sono stata infilata stamani, era meno “tecnologico”, così a prima vista, ed in sostanza era una specie di tubo di plastica bianco, aperto davanti e presumo dietro. Dal mio naso sarà stato circa 30 centimetri. Altre volte assomigliava all’interno ad una specie di lettino solare. Non è buio all’interno, anzi, c’è una luce molto intensa ed il tutto non risulta “soffocante”. Tenete presente che non amo prendere gli ascensori e non andrei mai a fare la speleologa. Quando sono andata in Egitto, mi sono rifiutata di entrare in una piramide perché mi sentivo soffocare solo all’idea. Cosa che invece non mi è mai successa facendo la RM.
I medici ed i tecnici (la presenza del medico risulta indispensabile solo quando è richiesto l’uso del liquido di contrasto),usciranno dalla stanza dove vi troverete voi ed il macchinario e si posizioneranno davanti, oltre una vetrata. Comunicheranno con voi, riprendendovi ad esempio se vi muoverete troppo, attraverso delle cuffie o dei microfoni inglobati nel macchinario. Penso che sia difficoltoso per le persone obese, perché le dimensioni del “cilindro” sono fisse. Non siete legati o prigionieri e se vi viene un attacco di panico, potete chiamare e sarete subito tirati fuori. Io prima di entrare prendo un ansiolitico e quando sono dentro cerco di stare calma e pensare a qualcosa di piacevole. Penso che è un esame necessario, che la gente sta lavorando per il mio bene, sopporto e cerco di non scassare le balle.
Tuttavia, non trovo ci sia niente di male ad avere paura e non c’è da vergognarsi se si chiede di essere tirati fuori.
Esistono dei centri (ad esempio, Trento) dove la RM può essere effettuata con l’impiego di un macchinario aperto ai lati, adatto proprio alle persone che hanno troppa paura.
Quando vi tireranno fuori per iniettarvi l liquido (iniezione o flebo) significa che l'esame stà volgendo al termine: ancora qualche sequenza di rumori e stop.
A me, il liquido di contrasto non ha mai dato alcun tipo di disturbo (ero così stupidotta anche prima).
Ho scritto questo mio post, allo scopo di tranquillizzare qualcuno che deve o dovrà fare questo tipo di esame. Personalmente, sarei stata contenta di essere informata anche sui dettagli più stupidi inerenti quello che mi aspettava, la prima volta che l’ho fatto, quattro anni orsono, in modo tale da evitare di farmi un sacco di inutili seghe mentali (stamattina eravamo proprio partiti male, perchè la dott.ssa mi ha fatto sputare la gomma dicendomi "non può masticare", e mi sembrava di essere tornata alle scuole elementari. Se volete tenere una caramella in bocca, nascondetela sotto la lingua, così si scioglie lentamente e vi fa compagnia: io avevo fatto così le altre volte).
Domani chiederò ad una mia amica di leggere stò post e dirmi se ho reso l’idea e se secondo lei potrebbe essere utile a qualcuno, ad avere un approccio meno traumatico nei confronti di un esame decisamente indispensabile ed in sé veramente insulso.
Altrimenti lo cancello.

Ps: a fare l’esame non ho avuto alcun problema: l’unico neo è che, grazie al mio disastroso senso dell’orientamento, non ero più capace di ritrovare, tra i vari piani e corridoi del policlinico, da dove cavolo fossi partita….
Così in realtà per fare l’esame ho perso un paio d’ore, ma ovviamente, questa è tutta un’altra storia…..

lunedì 12 maggio 2008

NO GHE' NE' BANANE

No ghè nè banane! (trad. non c'è niente da fare).
Stamattina sono stata al controllo mensile in D.H. Ematologia (Policlinico di Verona, ottimo reparto, promossi con 10 e lode - seguiranno dettagli clinici), e mi è stato confermato che non posso prendere il farmaco del dott. House!!!
Uffa! Il Dott. Z mi ha detto che il Vicodin "mi potrebbe anche fare passare il mal di schiena, ma le farebbe venire qualche cos'altro", sottintendendo dall’espressione qualcos'altro di peggio (pur senza entrare nel dettaglio).
Vabbè, sono felice lo stesso.
• Primo perchè gli esami sono andati bene;
• Secondo perchè ho fatto la risonanza magnetica e mi sono divertita un sacco;
• Terzo perchè, finalmente, dopo che due clisteri si sono dispersi nei meandri dell’intestino, oggi sono riuscita ad espletare, le così dette “naturali funzioni fisiologiche”!
E quasi mi dimenticavo la notizia più bella!
Secondo il Dott. Z, posso prendere, seppur con moderazione, il sole.
Che erano tre anni che viaggiavo all’ombra. D’estate, viaggiavo con le camicie dalle maniche lunghe e per spostarmi dall’ufficio al bar, passavo rasentando il muro in modo tale da poter sfruttare l’ombra che lo stesso produceva. E dall’agosto del 2005 non ho più messo un costume da bagno, non sono più andata al mare, ecc. ecc.
Pensare che prima era una specie di lucertola!
Perché il sole, per me, (non solo per me) aveva ed ha delle forti proprietà antidepressive ed è meraviglioso. Mi era stato “proibito” dall’esimio prof. perché a suo avviso, correvo il rischio di aggravare le mie condizioni fisiche pre-tumorali.
Se tanto mi dà tanto, cioè se vivendo da due anni a questa parte all’ombra come un pipistrello, ha sortito come unico effetto quello di farmi venire un bel “cancro” (oltre che farmi assumere un colorito verde-mela), vediamo cosa succede quest’estate se mi ributto al sole! Magari una guarigione miracolosa…..senza scomodare qualche Santo
olè

ps: cazzo, ma non sono pronta per la prova costume!!!
Come faccio con il culo a "festoni", ed i rotolini sulla pancia?
E la cellulite?
Oddio, che tragedia!!!!!!
Voglio un corpo nuovo!!!
Voglio un culo a mandolino e le tette antigravitazionali autoportanti terza coppa C, e la pancia piatta e soda e le gambe come la Carla Bruni!!!!
Voglio un tatuaggio sull'osso sacro come la Ventura!!!
Ridatemi il mio osso sacro intero!!!!
Chi è quel deficiente che me lo ha bucato!!!!
Non era sufficiente avere,come tutti, un solo buco nel culo!!!!
Perchè a me due!!!
Perchè proprio a me????
Uffa!!!!
Voglio la mammma!!!!!!!
Mammmmmmmmmmmamaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!

domenica 11 maggio 2008

IL DOTTOR Y

Adesso, come anticipatovi, e stavolta per ovvie ragioni e con la delibera dei miei familiari, procedo con i dovuti elogi alla SANITA’, facendo, come già fatto pubblicamente a suo tempo, nomi e cognomi.
C’era una volta mio fratello Sergio, un tantino sfigato come me, che si ammalò di una rara malattia che gli distrusse le vie biliari.
Faceva l’operaio, era sposato con una figlia, supertifoso del Chievo, un vero pignolo scassaballe del segno della vergine.
Tale malattia, scoperta in modo del tutto casuale all’età di 39 anni, si chiamava “colangite sclerosante”.
A causa di questa rara malattia, il suo fegato nel volgere di otto anni, si era praticamente distrutto.
Grazie ad un anonimo donatore sessantenne, (sì, aveva proprio 60 anni, il fegato, se in buone condizioni, lo si può donare anche a settant’anni, non si usano solo gli organi dei giovani!) che ha trascorso molto tempo in rianimazione, (sono le uniche informazioni avute), Egli è stato sottoposto ad un trapianto di fegato, ed è ritornato a vivere per altri 10 lunghi felici anni, accanto alla sua famiglia.
Ha ripreso il lavoro, facendo anche i turni di notte, andando a lavorare in bici, il lunedì mattina alle tre e mezzo. Festeggiava due compleanni: uno il 10 settembre e l’altro il 4 marzo, quando gli è stato trapiantato il fegato “nuovo”.
Così, a suo tempo, abbiamo ringraziato pubblicamente i medici del Policlinico di Padova, con una nota pubblicata sul quotidiano “il Mattino”:
“Sergio Moletta ringrazia l’equipe del centro di Trapianto epatico del prof. Maffei Faccioli, il Prof. Gerunda, il dott. Merenda, il dott. Neri, il prof. Crepaldi, la dottoressa Iemmolo, la Dottoressa Destro, tutto il personale medico e paramedico del reparto di Patologia medica 1a, dell’Istituto di Chirurgia 1a del Policlinico di Padova, per avergli ridato, grazie ad un eccezionale intervento, la gioia di vivere.
Verona, 31 Marzo 1996.”
E’ stato a Padova, in quel reparto, che abbiamo ritrovato la fiducia nei medici e nella medicina. E’ stato sempre a Padova che abbiamo finalmente conosciuto dei medici che lavorano per “passione” e non per denaro o vanità o non so che.
Il Prof. Giorgio Enrico Gerunda, adesso opera a Modena, e ricambia sempre personalmente gli auguri di buone feste che mia cognata Laura gli invia ogni anno.
Anche se mio fratello Sergio adesso non c’è più, perché un linfoma schifoso tre anni e mezzo orsono se l’è portato via, dopo tanti anni li ricordiamo con tanta gratitudine e riconoscenza.
Quella notte eravamo in tre, fuori dalla sala rianimazione: mia cognata Laura, mia nipote Barbara ed io. Sergio è entrato alle 19:30 del 3 Marzo in sala operatoria: sembrava uno zombie. E’ uscito alle 11:30 del 4 Marzo. Il prof. Gerunda lo ha operato personalmente e ci ha detto una parola di conforto dopo le tante ore di attesa. Me lo ricordo ancora, mentre scende le scale, con il camice bianco sbottonato e ci viene incontro…
Sergio è stato dimesso dall’ospedale dopo 15 giorni. Sembrava rinato. Era rinato.
E’ rimasto ancora tanti lunghi anni, a farci compagnia ed a scassare le balle.
Ha avuto modo di rinfacciarmi per un bel po’ di anni, quello che era successo una volta in reparto.
Ve lo racconto per alleviare la pesantezza insita nel post, mio malgrado.
In uno dei vari ricoveri a Padova, Sergio era stato sottoposto ad una gastroscopia. Il suo stomaco era come un colabrodo e “trasudava” sangue. Non entro nei dettagli medici, ma comunque era sempre una conseguenza della cirrosi epatica insorta a causa della sua malattia del cucco.
Fatto sta che aveva appena eseguito il summenzionato esame ed io lo stavo assistendo perché mia cognata era a Verona al lavoro.
Devo dire che sono sempre stata un tantino sfigata e mi sono trovata spesso da sola accanto a lui nei momenti più schifosi. E non è che io sia una persona granché coraggiosa, anche se adesso mi sono fatta le ossa (bella questa, detta da una che ha un tumore proprio alle ossa!).
Insomma, dopo che gli era stato fatto questo esame (sospettavano che avesse delle varici o qualcosa di simile, dal momento che era risultato molto anemico) lui stava male e lamentava dolori allo stomaco e nausea. Ricordo che mi chiese di andare a prendere un catino perché stava troppo male e la nausea aumentava sempre di più. Io corsi in bagno e feci appena appena in tempo a posizionargli davanti il catino. E successe una cosa terribile che non dimenticherò mai: vomitò sangue.
Dopo lo choc iniziale di entrambi, lo piantai in asso con il catino in mano e corsi come un’invasata per il reparto a chiamare aiuto. Dopo tornai di corsa da mio fratello, che era sempre nella stessa posa con il catino in mano, e la bocca ancora aperta per lo stupore e lo feci: presi un bicchiere, lo riempii di acqua e……mi versai trenta gocce di lexotan.
Mio fratello, era in punto di morte, ma se fosse morto in quel momento, sarebbe morto ridendo. Infatti mi guardò stralunato (giustamente ripensandoci in seguito) e ridendo mi disse “ma sito deficiente’ nvese de dar un goso de acqua a mì, beito le gose ti par calmarte? Ala, va a dar via el cul!” (traduzione: ma sei deficiente? Invece di darmi un bicchiere di acqua affinché io possa risciacquarmi la bocca, mi pianti qua, con il catino pieno di sangue e ti bevi le gocce di ansiolitico? Ma vai a farti benedire!).
E’ stata dura, ma anche quella volta ce l’ha fatta.
Unico neo: mi ha rinfacciato sino al giorno del suo trapasso, il mio sconsiderato comportamento….
Amen

TORRE DEL LAGO

TORRE DEL LAGO

RITROVO TRA EX COMPAGNI DI LICEO

RITROVO TRA EX COMPAGNI DI LICEO
per i 50 anni di Flavio ed Annalisa...

Con Diana e Oscar

Con Diana e Oscar
splendidi figli di Gianni e Camilla...

CI SONO ANCORA

CI SONO ANCORA
con la collana in vetro di Murano ed argento, regalo dei colleghi..

LA MIA SCINTIGRAFIA DEL 09/08/2007.

LA MIA SCINTIGRAFIA DEL 09/08/2007.
Come potete vedere, quello indicato con la freccia è ALIEN (il mio buco sul sacro, PLASMOCITOMA S1-S3: è quello nero)

IO e....boh! non so chi sia...

IO e....boh!  non so chi sia...

Maggiolino nel piatto marocchino

Maggiolino nel piatto marocchino

Maggiolino non ci stà più

Maggiolino non ci stà più
nel piatto Marocchino!

ALCUNI MIEI DISEGNI NEL TEMPO

ALCUNI MIEI DISEGNI NEL TEMPO
Ciro Crillo

LA NICO COL GATTO

LA NICO COL GATTO

AUTORITRATTO CON BOTTICINO

AUTORITRATTO CON BOTTICINO

AUTORITRATTO DURANTE LA TERAPIA

AUTORITRATTO DURANTE LA TERAPIA
Ero un tantino incazzata. Si vede?

AUTORITRATTO DOPO LA RADIO ED IL DESAMETASONE

AUTORITRATTO DOPO LA RADIO ED IL DESAMETASONE
Si vede che sono un tantino sollevata

Carlotta....

Carlotta....
la micia di Arianna e Roby...

Coco

Coco

Per Mara....

Per Mara....

Maggiolino 2008

Maggiolino  2008
Ottobre

IN PRINCIPIO, QUANDO ERO MOLTO TRISTE

IN PRINCIPIO, QUANDO ERO MOLTO TRISTE

PENNARELLI E MATITE

PENNARELLI E MATITE

Particolare del 99

Particolare del 99

GATTI MISTI 2008

GATTI MISTI 2008

GATTO ROSSO

GATTO ROSSO

GATTO ROSSO

GATTO ROSSO
l'ho regalato a Loretta e Michele, l'ho disegnato adesso, di notte, con i pennarelli

GATTO DI NOVEMBRE

GATTO DI NOVEMBRE

ACQUARELLO

ACQUARELLO

TANTI GATTI

TANTI GATTI

ACQUARELLO

ACQUARELLO

ACQUARELLO

ACQUARELLO

PASTELLI

PASTELLI

ACQUARELLO E MATITE

ACQUARELLO E MATITE

PASTELLI

PASTELLI

PASTELLI

PASTELLI

PASTELLI

PASTELLI

A CHINA

A CHINA

Giggino stravaccato sul sofà

Giggino stravaccato sul sofà

Per le marmellate di Giggino (per le etichette dei vasetti)

Per le marmellate di Giggino (per le etichette dei vasetti)
Natale 2007. Traspare dallo sguardo dei micetti, la serenità dello spirito che si avvicina con devozione alle sante festività!!!! diodellamadonna, sembrano due iene! Vedi il subconscio..

acquarello

acquarello

Senza titolo

Senza titolo

Pennarelli e matite

Pennarelli e matite

Tempera su legno

Tempera su legno

Olio su tela

Olio su tela
A Giggino piace, mentre a mè fa schifo, perchè con i colori ad olio, sono proprio negata....

Particolare

Particolare
luna

Giggino

Giggino

Acquarello

Acquarello
Botticino

Particolare

Particolare
Pastrocchi con i pennarelli e le matite

Particolare

Particolare
Tempera su asse di legno

MADONNA

MADONNA
E' stato un esercizio di stile. Non è il mio genere...era per provare se sono capace di disegnare

Il nostro letto a Montereggio

Il nostro letto a Montereggio
Dipinto dalla stessa scrivete nel lontano 1993

BARBARA

BARBARA
la nipote, la figlia di mio fratello Sergio...quella che ha tre gatti, due cani, quattro cincillà..quella che ha una "passione" per gli animali...

GIGGINO

GIGGINO
il mio amore con la cravatta e la camicia che gli ho regalato io, con i suoi soldi!

LA NICO

LA NICO
quella gnocca di mia cognata

COMPLEANNA

COMPLEANNA
Il taglio della torta...(da sinistra) Mara, Loretta, io che frigno, Massimino e Silvietta (Citrato n. 2)

DOMENICA 26 OTTOBRE 2008

DOMENICA 26 OTTOBRE 2008
a passeggio a Peschiera

MAGGIOLINO

MAGGIOLINO
stonzettino

Occhi gialli

Occhi gialli
karma Chicca, madre/moglie di Cicciolinus, madre di Maggiolino...

Cicciolinus

Cicciolinus

maggiolino in semi-coma

maggiolino in semi-coma

Maggiolino

Maggiolino

Maggiolino

Maggiolino

Maggiolino

Maggiolino
Il più bello della Via Perloso, nò balle!

2005

2005

2006

2006

Luglio 2008: a 4 anni di distanza dall'esordio della malattia

Luglio 2008: a 4 anni di distanza dall'esordio della malattia
Ad un anno esatto da quando mi si è bucato l'osso sacro! Il cimitero può attendere! Coraggio, tumorati di tutto il mondo, mettiamogliela in quel posto! Mieloma, ti conosco, ti vedo, ti stronco!!!!!!!! Bastardo vedremo chi la vince!

19 luglio 2008

19 luglio 2008
Anniversario di quando mi sono seduta sulla sedia e mi si è rotto l'osso sacro! per festeggiare cena a Vernazza

Gruppo di amici a Vernazza

Gruppo di amici a Vernazza

Coppia al mare

Coppia al mare
Giggino, il sant'uomo di mio marito ed io

Là nella valle c'è Montereggio http://www.montereggio.it/

Là nella valle c'è Montereggio http://www.montereggio.it/
siamo in Lunigiana, nel paese dei librai, paese natio di Giggino

Montereggio

Montereggio
la chiesa sconsacrata

Montereggio

Montereggio

19 Luglio 2008: Montereggio by night

19 Luglio 2008: Montereggio by night

Crì ed io a Montereggio

Crì ed io a Montereggio
13 luglio 2008

Mary alla finestra

Mary alla finestra
A Montereggio

ROBERTO E FIORELLA

ROBERTO E FIORELLA
coppia al bar in quel di Montereggio

Sono andati avanti.......

Sono andati avanti.......
Mauro, Rambo ed Ila